L’INGIUSTA… EQUITA’ DEL PTV
della serie: MAL COMUNE … MEZZO GAUDIO
IL PTV NEL RICONOSCERE CHE I DIPENDENTI DELLA FONDAZIONE PERCEPISCONO UNA PRODUTTIVITA’ NON ADEGUATA, DIFATTI E’ INFERIORE A QUELLA EROGATA AI COLLEGHI DIPENDENTI DELL’AZIENDA, HA TROVATO UNA BRILLANTE SOLUZIONE PER OVVIARE ALLA DISPARITA’ DI TRATTAMENTO.
IL DIRETTORE GENERALE, DOTT.SSA TIZIANA FRITTELLI, HA DECISO DI NON EROGARE IL SALDO DOVUTO AI DIPENDENTI DELL’AZIENDA, MA SOLO UN ACCONTO DI PARI IMPORTO A QUELLO DISTRIBUITO AI DIPENDENTI DELLA FONDAZIONE.
PER RISOLVERE IL PROBLEMA, SI DECIDE DI ELIMINARE LA DISPARITA’ DI SALARIO LIVELLANDO AL RIBASSO LE RETRIBUZIONI DI TUTTI I DIPENDENTI.
UNA DECISIONE SURREALE CHE DIMOSTRA L’INCAPACITÀ DEI VERTICI DEL PTV A TROVARE SOLUZIONI: SCARICANO LE DIFFICOLTA’ SUI DIPENDENTI E AZZERANO I DIRITTI ACQUISITI, MORTIFICANDO ULTERIORMENTE LA DIGNITÀ DI TUTTI I LAVORATORI. E NON OSIAMO PENSARE CHE TRATTAMENTO RISERVERANNO AL PERSONALE CON LA NUOVA FONDAZIONE!
VOGLIONO METTERE UNO CONTRO L’ALTRO, MA BISOGNA REAGIRE UNITI CONTRO LE INGIUSTIZIE E LE PREVARICAZIONI!
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Segnaliamo un incontro-dibattito organizzato dalla “Rete 29 Aprile” per il 21 marzo, presso la Facoltà di Scienze,
L’incontro ha lo scopo di proporre all’attenzione un tema di fondamentale importanza rispetto al binomio scuola-lavoro e quale ruolo deve e può avere – e sta avendo – l’università in questo processo.
Questo primo incontro sarà centrato sugli aspetti più direttamente fondanti dell’istituto dell’alternanza scuola-lavoro introdotto dalla legge 107/2015 della cosiddetta “buona scuola”, attraverso una lettura critica del processo di privatizzazione, aziendalizzazione, denigrazione che sta investendo la scuola pubblica stravolgendone radicalmente il ruolo e l’impianto costituzionale.
Scuola non più organo costituzionale (come la definiva Calamandrei) a garanzia e attuazione del diritto all’istruzione e del superamento degli ostacoli all’accesso al sapere; scuola non più strumento di emancipazione, ma “agenzia” al servizio degli interessi del “mondo del lavoro” (delle imprese).
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RINNOVO CCNL:
LA PARTE ECONOMICA
Il rinnovo di un contratto di lavoro dovrebbe servire a recuperare il potere d’acquisto dello stipendio, ma con circa 50 euro nette e medie di incremento al mese, non si recupera un bel niente.
E’ incontrovertibile che l’aumento contrattuale a regime non solo non restituisce ai lavoratori e alle lavoratrici del settore quanto perso in termini economici a causa del blocco della contrattazione, ma non copre neanche, se non in minima parte, l’inflazione registrata negli anni dal 2010 al 2017, determinando danni irreversibili alle retribuzioni e agli istituti ad essa collegati. Sottolineiamo che l’importo degli arretrati copre soltanto i tre anni di vigenza contrattuale, ossia 2016-2018, mentre sono stati completamente cancellati gli anni precedenti di blocco contrattuale (dal 2010 al 2015). E’ come se virtualmente fossero stati cancellati sei anni di vita lavorativa dei dipendenti pubblici.
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LO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE
Cerchiamo di spiegare che cosa è l’elemento perequativo, una delle tante anomalie (o bufale) di questo rinnovo contrattuale.
I cosiddetti incrementi contrattuali, spalmati in percentuali sui livelli economici, hanno prodotto come risultato l’aumento della forbice retributiva tra i livelli più bassi e quelli più alti.
Per ovviare, all’aumento tabellare hanno pensato bene di aggiungere l’elemento perequativo (art.37 Ipotesi CCNL) dalla posizione economica B1 a D2, che varia da € 7,00 ad € 28,00.
Si tratta di un provvedimento una tantum, erogabile solo per il periodo marzo-dicembre 2018, dopo di che non sarà più corrisposto. QUINDI L’INCREMENTO REALE DI QUESTO RINNOVO CONTRATTUALE è L’IMPORTO evidenziato e non la somma tra l’incremento retributivo e l’elemento perequativo, come alcuni sindacati firmatari stanno cercando di far intendere ai lavoratori. Fino al 31.12.18 sarà retribuito l’elemento perequativo, mentre rimane acquisito l’incremento contrattuale segnalato.
L’elemento perequativo non è utile ai fini previdenziali, dell’indennità di anzianità, del trattamento di fine rapporto, dell’indennità sostitutiva del preavviso, nonché dell’indennità in caso di decesso. E’ una sorta di “fuori busta”, una regalia.
Poiché nella Finanziaria non sono state stanziate le risorse economiche adeguate a finanziare questa sorta di elemosina una tantum, i fondi necessari sono stati “recuperati” facendo partire l’incremento contrattuale a regime, spettante a tutti i lavoratori, non dal 1° gennaio 2018, ma dal 1° marzo 2018.
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