PERCHE’ SIAMO CONTRARI AL DDL GELMINI
PERCHE’ SIAMO CONTRARI AL DDL GELMINI- 1. perché umilia il ruolo e la dignità del lavoro tecnico-amministrativo, espellendo il personale dal diritto a essere rappresentati negli organi accademici
2. perché affidando l’Università Pubblica al rettore e ai suoi “esperti” la consegna a una casta che porta la responsabilità della crisi dell’Università
3. perché ridimensionando e smantellando didattica, ricerca e servizi dell’Università Pubblica nega il diritto allo studio, impedisce la mobilità sociale, disconosce il merito, favorisce la “fuga dei cervelli ” e mette a rischio il futuro di chi resta
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Attenzione al CAVALLO di TROIA!!!
I due incontri con l’Amministrazione (del 10 e del 19 novembre) sono stati incentrati sulla discussione delle progressioni orizzontali dei dipendenti, che stiamo chiedendo dal 2008, in prospettiva dei combinati effetti delle ultime normative (che definiscono riformatrici) le quali produrranno per il 2011 la diminuzione ingente delle risorse disponibili (circa 350.000,00) per il salario accessorio del personale. Sono stati affrontati i possibili rimedi ai tagli imposti dalle leggi finanziarie (l’ultima quella della manovra estiva che blocca gli incrementi stipendiali individuali e collettivi a partire dal 2011) e gli adempimenti ai quali ci costringe in modo assolutamente penalizzante la L.133/2009 e dlgs 150/2010, la famigerata Riforma Brunetta.
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FERMIAMO IL GOLPE ALL’UNIVERSITA’ PUBBLICA !!!
Nei giorni 24 e 25 novembre, i signori deputati della Camera, sono chiamati a discutere e votare la distruzione dell’Università Pubblica. Denunciamo con forza la vergogna di una riforma assassina che deve essere fermata perché espressione di un governo che non è più in piedi !!! Denunciamo l’assurdo tradimento di parlamentari che invece di difendere l’interesse pubblico e servire la Costituzione si piegano alle logiche padronali che mettono a profitto i beni comuni e le istituzioni pubbliche.
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RDB-USB NON FIRMA L’ACCORDO INTEGRATIVO
RdB-USB Università non ha firmato il nuovo “accordo integrativo” per i lavoratori de “La Sapienza” perché lo ritiene penalizzante per tutto il personale dell’Ateneo sia dal punto di vista economico che normativo, essendo un contratto impostato sul modello determinato con la Riforma “Brunetta”.
Un accordo indubbiamente pericoloso, poiché anticipa impropriamente una Riforma che da molti punti di vista non è ancora attuabile. Non a caso molti tribunali hanno emesso sentenze che chiedono, prima dell’applicazione, una preliminare ricezione delle norme di riferimento del D.L.vo n. 150 del 2009 nei nuovi contratti nazionali di lavoro, ma purtroppo bloccati fino al 2013.
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