CONTRO L’EUROPA DELLE BANCHE. NOI IL DEBITO NON LO PAGHIAMO. IL 15 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA
SIAMO IL 99% DELLA POPOLAZIONE CONTRO L’1% DEI PLUTOCRATI:
RIPRENDIAMOCI IL PAESE E LE NOSTRE VITE!
La giornata di sabato 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa e in altre regioni del mondo, per denunciare la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia ad opera delle multinazionali del profitto e della speculazione finanziaria.
Anche in Italia la necessità di una mobilitazione permanente è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali e persone che hanno dato vita al «Coordinamento 15 ottobre» . Il sindacato USB – Unione Sindacale di Base è parte di questo Coordinamento spontaneo e di base.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.
L’obiettivo del «Coordinamento 15 ottobre» è favorire la massima collaborazione e cooperazione delle tante forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.
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PAGHEREMO CARO, PAGHEREMO TUTTO…
… se non li fermiamo!
Una frase semplice e lapidaria per illustrare quello che accadrà a breve a cittadini e lavoratori italiani, che saranno chiamati a fare durissimi – e probabilmente inutili – sacrifici per “salvare” i conti dell’Italia.
Le cifre sono note: il debito pubblico ha toccato la cifra record di quasi 1.900 miliardi di Euro, con un’incidenza sul PIL pari al 120%, e ogni anno l’esborso per interessi sui titoli di Stato è pari a circa 70 miliardi di Euro l’anno.
Senza scendere in tecnicismi economici, oggi ci troviamo di fronte alla richiesta, da parte della BCE (Banca Centrale Europea), del FMI (Fondo Monetario Internazionale) e di quell’entità “sovrannaturale” che sono i “mercati”, di diminuire l’incidenza del debito pubblico sul PIL di una percentuale pari al 5% annuo, con il risultato che l’Italia dovrà reperire nel bilancio pubblico, ogni anno, e per i prossimi 20 anni, la cifra di 50 miliardi di Euro, ai quali si aggiungono altri 70 miliardi di Euro annui per il pagamento degli interessi sul debito.
Totale del conto presentato al bilancio pubblico dell’Italia: 120 miliardi di Euro annui.
È EVIDENTE CHE L’ECONOMIA ITALIANA, I CITTADINI E I LAVORATORI ITALIANI
NON POSSONO SOSTENERE UNO SFORZO SIMILE!
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VERSO IL 15 OTTOBRE: GIORNATA EUROPEA DI MOBILITAZIONE
Cambiamo l’Europa, cambiamo l’Italia
PEOPLES OF EUROPE, RISE UP!
Tra due settimane i popoli d’Europa scenderanno in piazza per celebrare la prima giornata europea di mobilitazione contro le politiche anticrisi della BCE, del FMI e dei governi.
In Italia l’appuntamento è organizzato da decine di reti, movimenti, comitati, organizzazioni sociali, forze sindacali e politiche – riunite nel coordinamento 15 ottobre – che si ritroveranno a Roma, a Piazza della Repubblica alle 14 per dar vita ad un percorso di mobilitazione permanente per la difesa dei diritti, del lavoro e della democrazia, contro le politiche anticrisi che difendono profitti e speculazione.
Centinaia di adesioni continuano in queste ore ad arrivare, mentre in varie regioni e città vanno organizzandosi coordinamenti locali per gestire le tante richieste di partecipazione e organizzare i mezzi di trasporto per raggiungere la Capitale.
Tutte le informazioni relative al percorso della manifestazione, alle adesioni e alla logistica – unitamente ai materiali per la sua promozione – saranno via via disponibili alla pagina web http://15ottobre.wordpress.com/
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Il 21 settembre la Commissione Istruzione del Senato ha audito sindacati e associazioni universitarie su tre “decreti applicativi” che dovrebbero permettere l’attuazione della contro-riforma Gelmini. A tutt’oggi dei 38 decreti che dovevano uscire (entro il prossimo 13 ottobre) solo quattro sono in itinere: una dimostrazione di inettitudine governativa e ministeriale che da conto di quanti giudicarono la riforma non solo iniqua, ma anche inapplicabile. A ulteriore dimostrazione del totale e interessato sabotaggio governativo del sistema universitario pubblico si aggiunge un ulteriore taglio al FFO 2011 (che deve essere decurtato del 3,5% rispetto al 2010 e che sposta altri 100 milioni di euro per premiare il “merito”) e il decreto appena approvato sul commissariamento degli atenei con bilancio in dissesto…..
Parlare a questo punto di decreti applicativi della controriforma Gelmini è del tutto fuori luogo, ingannevole e dannoso ed è quanto USB ha tenuto a chiarire alla Commissione e agli altri sindacati e associazioni universitarie che ancora si ostinano a intervenire per “migliorare” i decreti applicativi e vanificano così la loro stessa pur ragionevole richiesta di “superamento della L. 240”.
I fatti già lo dimostrano: nei nuovi Statuti non è stata accolta nessuna richiesta per una governance democratica degli atenei e per una riorganizzazione e accorpamento dei dipartimenti e facoltà che vedesse partecipi tutte le componenti e che rendesse giustizia ai diritti e alla professionalità del personale.
Come era prevedibile, i nuovi Statuti si sono rivelati uno strumento di rafforzamento del potere baronale e dei loro sponsor confindustriali e politici a spese delle altre componenti, degli studenti, del diritto allo studio e della riqualificazione della didattica e della ricerca. Bene hanno fatto i lavoratori di Bologna a respingerlo col voto referendario e i rappresentanti del personale negli organismi istituzionali degli atenei a votare contro i nuovi statuti, anche se questo non avrà alcuna conseguenza reale come i fatti dimostrano.
In una situazione di crisi profonda (crisi economica, politica, sociale, ambientale, energetica, ecc.) il nostro Paese rischia di finire preda degli avvoltoi della finanza internazionale a cui governo e opposizione cedono facendo pagare ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani …. In questa situazione è evidente che l’Università come già la Scuola e la Sanità sono destinati allo smantellamento: il progetto governativo in proposito è chiaro, e altrettanto chiaro è quello dell’opposizione che invoca misure per lo sviluppo, ma intanto reclama “privatizzazioni e liberalizzazioni”…. !!!.
Cosa si intende per “lo sviluppo” non è dato saperlo, ma risulta chiaro dal consenso della casta all’Accordo Interconfederale del 28 giugno (quello ratificato il 21 settembre scorso da Cgi-Cisl-Uil una volta tanto uniti) che smantella le tutele del Contratto Nazionale e le tutele dello Statuto dei lavoratori.
In breve se “misure per lo sviluppo” significano (come sembra) blocco e/o tagli ai salari, licenziamenti facili, tagli alla previdenza pubblica … e dall’altra sconti e fondi all’impresa, allora è evidente: non c’è altra strada che la ripresa della protesta e della lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per reclamare un nuovo modello di sviluppo che faccia pagare la crisi a chi l’ha causata e che nella crisi si arricchisce.
In tutta Europa monta un movimento che lo reclama e che chiama i governi a rifiutare il pagamento del debito pubblico, che difenda e rafforzi beni comuni e servizi pubblici, che anteponga gli interessi delle popolazioni e dei cittadini europei agli interessi privati che dominano la politica attuale. A questo movimento che USB guarda e chiama con la mobilitazione del prossimo 15 ottobre.
Ai decreti governativi e alla pretese baronali la mobilitazione può e deve opporre una lotta che investa tutti gli atenei e si congiunga alla lotta più generale per riaffermare il valore civile e strategico della difesa dell’istruzione e della ricerca pubblica in quanto fattori di sviluppo e crescita del paese.
Roma, 26 settembre 2011 USB Università
ALLEGATI: ♦ schema decreto ministeriale 396, schema decreto min.le-395, schema decreto ministeriale-393

